Nel 1950 l’Olivetti dispone di 5 stabilimenti, di cui 2 all’estero (il primo aperto a Barcellona già nel 1929). Nel 1968, in seguito alla crescita tumultuosa della domanda che sollecita gli investimenti produttivi, il numero degli stabilimenti è salito a 21, di cui 10 all’estero.
Con l’emergere di vaste aree di libero scambio in Europa e America Latina negli anni ’70 viene favorita una razionalizzazione delle allocazioni dei prodotti nei vari stabilimenti. In diversi casi le fabbriche si specializzano per prodotto, così da massimizzare le economie di scala.
In seguito, lo sviluppo dell’elettronica e il crescente costo del lavoro in Europa impongono una ulteriore fase di ristrutturazione. La produzione dei modelli meccanici a elevato contenuto di lavoro viene concentrata in America Latina. Per i prodotti elettronici più complessi, si ricorre a fabbriche automatiche poste non lontano dai centri di ricerca; la produzione dei modelli più semplici si sposta nel sud-est asiatico, in prossimità dei fornitori di componenti elettronici.
Negli anni ’90 altri fattori accentuano la convenienza alla delocalizzazione degli impianti e alla produzione tramite terze parti. Le fabbriche tradizionali si avviano a non essere più il cuore pulsante della Olivetti.
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